5.0: Proroga o non proroga? Questo è il problema
Sembra una battura teatrale, ma è realtà. E il personaggio principale sul palco si chiama “Transizione 5.0”.
Una misura ghiotta per accompagnare le imprese italiane verso la transizione in chiave sostenibile, ma che sta riscontrando più problematiche del previsto.
E fra proroga o non proroga, per ora sembra vincere la via di mezzo, la proroghina. Quella di quattro mesi, concordata con la Commissione europea, ma non ancora ufficializzata, sulla conclusione dei progetti avviati dalle imprese.
Nonostante ad oggi sia ancora in vigore la precedente scadenza (31 dicembre 2025), questa mini proroga dovrebbe dilatare i tempi fino alla fine di aprile del 2026.
E il piano Transizione 5.0 non è nuovo a correttivi, intervenuti su più fronti, anche per agevolare la partecipazione delle imprese, oggi inevitabilmente frenate anche da una situazione di mercato non certo rosea e con molte incertezze.
Basti pensare che la misura, se dovesse mantenere la media attuale, “staccherebbe” a scadenza naturale (fine 2025) soltanto 3 dei 6.3 miliardi di euro messi a disposizione inizialmente dallo Stato e stanziati a valere sul PNRR.
Il piano di Transizione 5.0, lo ricordiamo, prevede l’assegnazione di un credito d’imposta fino al 45 per cento dell’investimento (soglia che in taluni casi lievita ulteriormente), a quelle imprese che si dotano di macchinari di tipo 4.0 e che nei loro progetti di sviluppo, grazie a questi nuovi macchinari, ottengono un efficientamento energetico (del singolo processo o dell’insieme dei processi aziendali) significativo e misurabile.
AERE dispone di tutte le competenze per accompagnare le imprese italiane verso questa opportunità, che rimane, in ogni caso, un piccolo “gioiello” dell’attuale settore delle pubbliche agevolazioni.
Proroga o non proroga.